p 131 .

Paragrafo 5 . La storia.

     
Schopenhauer  convinto che la sua visione del mondo non sia il frutto
di un punto di vista soggettivo individuale: la storia dell'umanit ci
mostra proprio questo mondo, il peggiore dei mondi possibili.
     
     p 132 .
     
     La  storia  ci  mostra la vita dei popoli  e  non  ha  altro  da
raccontarci  se non guerre e rivolte: gli anni di pace  appaiono  solo
come brevi pause, come intermezzi che ogni tanto ricorrono. La vita di
ogni  individuo    dunque  una  lotta  continua,  e  non  solo  lotta
metafisica col bisogno e la noia, ma anche lotta reale con  gli  altri
individui. Egli trova ad ogni momento il suo avversario, vive  in  una
guerra continua e muore con le armi in pugno.(20)
     L'uomo  e la sua volont, manifestazioni del Wille che produce  e
governa  il  mondo,  sono la causa prossima del  dolore:  homo  homini
lupus.
     Dato  per  che  la nostra situazione  piuttosto  qualcosa  che
sarebbe  meglio non fosse, tutto ci che ci circonda ne reca  traccia,
cos  come  tutto, nell'inferno, puzza di zolfo: ogni  cosa    sempre
imperfetta  e  ingannevole, ogni cosa gradevole  impregnata  di  cose
sgradevoli,   ogni  godimento    sempre  un  mezzo  godimento,   ogni
divertimento ha il proprio turbamento, ogni sollievo reca nuove  pene,
ogni  aiuto  alle  nostre necessit quotidiane ci  abbandona  in  ogni
momento e rifiuta di servirci, il gradino sul quale saliamo spesso  ci
si  rompe  sotto;  gli  accidenti,  grandi  e  piccoli,  costituiscono
l'elemento della nostra vita, e noi, in una sola parola, siamo  simili
a Fineo, al quale le Arpie sporcavano e rendevano immangiabili i cibi.
Abbiamo solo due mezzi di difesa: in primo luogo la eulbeia, cio  la
prudenza,  la  previdenza, l'astuzia, le quali per non  ci  insegnano
nulla  e  divengono  un  disonore; in  secondo  luogo  l'impassibilit
stoica, che pretende di disarmare ogni accidente mostrandosi pronta  a
tutto  e disprezzando tutto: praticamente essa trapassa nella rinuncia
cinica, la quale assai meglio, una volta per tutte, rifiuta gli  aiuti
e  i  soccorsi: essa ci rende simili a cani, come Diogene nella botte.
La  verit : noi dobbiamo essere miseri e lo siamo. Inoltre la  fonte
principale  del male pi grave, che colpisce gli uomini,  la  stessa:
homo  homini  lupus. Chi considera bene quest'ultima cosa,  scorge  il
mondo  come  un  inferno, che supera quello di Dante  in  questo,  che
ognuno    diavolo  per  l'altro; a questo compito,  poi,  qualcuno  
certamente pi adatto di un altro, e pi di tutti un arcidiavolo,  che
compare  nella  figura di un conquistatore e mette di fronte  gli  uni
agli  altri centinaia di migliaia di uomini e grida loro: "Soffrire  e
morire    il  vostro  destino:  ora sparatevi  contro  con  fucili  e
cannoni!",  ed  essi  lo  fanno.  Generalmente,  per,  l'ingiustizia,
l'iniquit  pi  grave,  la  durezza e la crudelt  rappresentano,  di
regola,  il  modo di agire degli uomini tra loro: solo eccezionalmente
si  presenta un comportamento opposto. Da questo dipende la  necessit
dello stato e della legislazione, e non dalle vostre fandonie. In ogni
caso,  per, che non rientri nell'ambito delle leggi, si mostra subito
la  mancanza  di  scrupoli, propria dell'uomo, nei  riguardi  del  suo
simile,  che  deriva dal suo illimitato egoismo, e talvolta  anche  da
malvagit.  Come l'uomo si comporti con l'uomo,  mostrato ad  esempio
dalla schiavit dei negri, il cui ultimo scopo  zucchero e caff.  Ma
non  v'  bisogno di andare cos lontano: entrare nelle filande  o  in
altre fabbriche all'et di cinque anni e d'allora in poi sedervi prima
per  dieci,  poi per dodici, infine per quattordici ore al giorno,  ed
eseguire  lo stesso lavoro meccanico, significa pagar caro il  piacere
di  respirare.  Eppure questo  il destino di milioni, e  molti  altri
milioni ne hanno uno analogo(21).
     
p 133 .

Il rifiuto del progresso.
     
La  coscienza  del  carattere infernale del  mondo  non  sarebbe  per
sufficiente  a  farcene  desiderare  la  distruzione,  se  solo  fosse
ipotizzabile   una  possibilit  di  trasformarlo,   se   si   potesse
intravedere una via di cambiamento e di progresso ...
     Ma  il  mondo,  pur  nel  suo continuo divenire,    destinato  a
rimanere identico a s, perch immutabile  la Volont di cui il mondo
 rappresentazione.
     A   nulla,  quindi,  serve  la  storia,  perch  essa     legata
all'apparente  movimento  del mondo, alle vicende  degli  uomini  come
individui, all'eterno fuggire dall'eterno presente della cosa in s.
     La   materia  della  storia    invece  il  singolo  nella   sua
singolarit e accidentalit, ci che  una volta e non  mai pi,  gli
intrecci  passeggeri di un mondo di uomini, mobili come  le  nubi  del
vento,  che  spesso  sono  completamente  trasformate  dal  caso   pi
meschino.  Da questo punto di vista la materia della storia ci  appare
come   un   oggetto  appena  ancora  degno  della  seria  e   faticosa
considerazione dello spirito umano, di quello spirito umano, il  quale
proprio perch  cos caduco, dovrebbe scegliere per la considerazione
ci che non  caduco(22).
     Un  secondo motivo che spinge Schopenhauer a rifiutare la  storia
e  a considerarla inutile sta nel fatto che, una volta individuato ci
che non  caduco, assistiamo solo al suo eterno ripetersi. Riprendendo
un'espressione  biblica,  gi  cara  a  Giordano  Bruno,  Schopenhauer
sentenzia : Niente di nuovo sotto il Sole(23).
     Una   vera   filosofia   della  storia   non   deve,   pertanto,
considerare,  come  fanno  gli  hegeliani,  ci  che  (per  usare   il
linguaggio  di  Platone) sempre diviene e mai , e ritenerlo  la  vera
essenza delle cose; ma deve avere dinanzi agli occhi quello che sempre
 e mai diviene, n trapassa. Essa quindi non consiste nel trasformare
le   mte   degli  uomini  in  eterne  e  assolute,  e  nel  costruire
artificiosamente e fantasticamente il progresso, attraverso tutti  gli
imbrogli;  ma nello scorgere che la storia  menzogna non  solo  nella
esposizione,  ma  gi nel suo essere, dato che pretende,  parlando  di
meri  individui  e  di singoli avvenimenti, di raccontare  ogni  volta
qualcosa di diverso; mentre, dal principio alla fine, ripete sempre la
stessa  cosa,  sotto altri nomi e in altra veste.  La  vera  filosofia
della  storia  consiste dunque nello scorgere  che,  in  tutti  questi
infiniti  cambiamenti e nel loro guazzabuglio,  si  trova  pur  sempre
dinanzi  lo  stesso, uguale, immutabile essere, che agisce oggi  nello
stesso modo di ieri e di sempre: essa deve perci riconoscere ci  che
J  identico  in  tutti gli avvenimenti, dell'epoca antica  come  della
moderna,  dell'Oriente  come dell'Occidente, e  scorgere  dovunque  la
stessa  umanit,  nonostante  tutte le  differenze  delle  circostanze
speciali,  degli  usi  e  dei  costumi. Questo  essere  identico,  che
persiste  fra tutti i mutamenti, consiste nelle propriet fondamentali
del  cuore e del capo dell'uomo, molte cattive, poche buone. Il  motto
della  storia  generalmente considerata dovrebbe  suonare:  Eadem  sed
aliter  ["Le stesse cose, ma in forma diversa"]. Quando uno  ha  letto
Erodoto, egli, dal punto di vista
     
     p 134 .
     
     della   filosofia,  ha  gi  studiato  abbastanza  storia.  Quivi
infatti  si  trova gi tutto quello che costituir poi la  storia  del
mondo:  il  muoversi,  l'agire, il soffrire e il  destino  del  genere
umano, come risulta dalle suddette qualit e dalla sorte terrena(24).
